{"id":16497,"date":"2024-09-04T13:42:36","date_gmt":"2024-09-04T13:42:36","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ause.eu\/?p=16497"},"modified":"2024-09-26T09:32:33","modified_gmt":"2024-09-26T09:32:33","slug":"summer-school-ause-2024-genova-nervi-4-7-settembre-2024","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ause.eu\/en\/altre-attivita\/summer-school-ause-2024-genova-nervi-4-7-settembre-2024\/","title":{"rendered":"Summer School AUSE 2024 &#8211; Genova Nervi, 4-7 Settembre 2024"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-black-color has-text-color has-medium-font-size\">Dal 4 al 7 settembre 2024 si \u00e8 svolta presso il Collegio Emiliani a Genova Nervi la Summer School AUSE. L\u2019evento, incentrato sul tema \u201cComunicare l\u2019Europa. Costruire l\u2019Europa\u201d, \u00e8 stato organizzato in collaborazione con il Dottorato di interesse nazionale in Studi Europei coordinato dall\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Genova, che l&#8217;AUSE sostiene attivamente attraverso una serie di iniziative.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-qi-blocks-button qodef-block-container qodef-block-f4815bb5\"><a class=\"qi-block-button qodef-block qodef-m qodef-layout--filled qodef-type--standard qodef-hover--icon-move-horizontal-short\" href=\"https:\/\/studieuropei.dottorato.unige.it\/\"><span class=\"qodef-m-text\">Per maggiori informazioni sul DIN in Studi Europei<\/span><\/a><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-white-background-color has-text-color has-background\">Ad inaugurare la Summer School, nella mattinata di gioved\u00ec 5 settembre, una sessione presieduta da <strong>Maria Eleonora Guasconi<\/strong> (Universit\u00e0 di Genova, coordinatrice del DIN in Studi Europei) e dedicata alla comunicazione istituzionale della Comunit\u00e0 \u2013 poi Unione \u2013 europea. Tale forma di comunicazione nasce insieme alla Comunit\u00e0 stessa e nel corso di settant\u2019anni ha saputo modificarsi in modo da raggiungere un numero sempre pi\u00f9 ampio di cittadini, sfruttando con lungimiranza le opportunit\u00e0 fornite dai media e dal Web, in modo da favorire la trasparenza e stimolare la costruzione di una sfera pubblica europea, come ha spiegato <strong>Marinella Belluati<\/strong> (Universit\u00e0 di Torino). In merito al secondo obiettivo, tuttavia, la comunicazione dell\u2019UE ha mostrato alcuni evidenti limiti, come ha ben sottolineato <strong>Raffaella Cinquanta<\/strong> (Universit\u00e0 di Pavia) nel suo intervento. Fra gli ostacoli, il poco spazio concesso agli elementi valoriali e simbolici, nonch\u00e9 una tendenza a \u201cvendere\u201d l\u2019Europa solamente in alcuni momenti cruciali. Una strategia inefficace, come hanno mostrato ad esempio i referendum sulla Costituzione europea del 2004. Oltre che ai cittadini europei, la comunicazione istituzionale dell\u2019Europa si \u00e8 per\u00f2 rivolta anche all\u2019esterno, come ha raccontato <strong>Giuliana Laschi<\/strong> (Universit\u00e0 di Bologna \u2013 Campus di Forl\u00ec) nel suo intervento, incentrato sui primi vent\u2019anni di vita della Comunit\u00e0. In questo periodo, la comunicazione verso i Paesi extra-CE ha assunto il ruolo di una diplomazia informale e ha adottato temi e strategie diversi a seconda delle aree geografiche a cui si \u00e8 rivolta e delle istituzioni che l&#8217;hanno prodotta. Anche l\u2019intervento di <strong>Fabio Casini<\/strong> (Universit\u00e0 di Bologna \u2013 Campus di Forl\u00ec) si \u00e8 concentrato sui primi anni di vita della CEE, prendendo in esame in particolare l\u2019Assemblea parlamentare e i dibattiti che al suo interno si sono prodotti in occasione di alcuni passaggi importanti \u2013 nell\u2019ambito della comunicazione, ma anche della processo di integrazione pi\u00f9 in generale \u2013 e che sono stati catalizzati da figure quali Jean Monnet, Jacques-Ren\u00e9 Rabier ed Enzo Giacchero.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-white-background-color has-text-color has-background\">Sempre nella mattinata del 5 settembre si \u00e8 svolta una seconda sessione, presieduta dal Segretario generale dell\u2019AUSE <strong>Francesco Velo<\/strong> (Universit\u00e0 di Pavia), dal titolo \u201cVoci e simboli per l\u2019Europa e contro l\u2019Europa\u201d. <strong>Robert Belot<\/strong> (Universit\u00e9 Jean Monnet Saint Etienne) ha incentrato il suo intervento sul ruolo assegnato alla cultura nella comunicazione del progetto europeo. Malgrado le difficolt\u00e0 nel definire i connotati di una cultura europea, le istituzioni comunitarie hanno progressivamente enfatizzato il patrimonio culturale come elemento identitario, fino ad arrivare all\u2019istituzione delle Giornate europee del patrimonio. L\u2019intervento di <strong>Francesco Pierini<\/strong> (Universit\u00e0 di Genova) ha preso in esame i discorsi annuali sullo stato dell\u2019Unione tenuti dalla Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen dal 2020 al 2023, mettendo in luce, attraverso gli strumenti dell\u2019analisi linguistica, le tematiche che sono state al centro dell\u2019attenzione negli ultimi anni, dalla Covid-19 e i vaccini al conflitto russo-ucraino. Infine, passando dalle forme pi\u00f9 istituzionalizzate di comunicazione dell\u2019Europa a quelle forse pi\u00f9 inaspettate, <strong>Renzo Repetti<\/strong> (Universit\u00e0 di Genova) ha mostrato come anche i giochi \u2013 nello specifico, i giochi da tavolo \u2013 possano diventare un veicolo per trasmettere i valori dell\u2019integrazione europea, anche se nella realt\u00e0 dei fatti questo tema \u00e8 ben poco presente nel panorama dei giochi esistenti, salvo alcune interessanti eccezioni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-white-background-color has-text-color has-background\">Nel pomeriggio, una terza sessione si \u00e8 concentrata sul ruolo che hanno e hanno avuto nel comunicare (e al tempo stesso costruire) l\u2019Europa le organizzazioni e i network. Dopo l\u2019introduzione di <strong>Laura Carpaneto<\/strong> (Universit\u00e0 di Genova), che presiedeva la sessione, <strong>Giulio Peroni<\/strong> (Universit\u00e0 di Milano) ha dimostrato quanto significativi possano risultare gli effetti della comunicazione se a realizzarla \u00e8 un\u2019istituzione come la BCE, con la sua capacit\u00e0 di influenzare i mercati. Una capacit\u00e0 dimostrata in pi\u00f9 di un\u2019occasione nel corso degli ultimi due decenni, dal \u201cwhatever it takes\u201d di Mario Draghi alla conferenza stampa di Christine Lagarde nel marzo 2020. <strong>Maria d\u2019Arienzo<\/strong> (Universit\u00e0 di Napoli Federico II) ha invece illustrato l\u2019impegno \u2013 sancito dall\u2019articolo 17 del TFUE \u2013 che l\u2019UE ha assunto nel mantenere un dialogo \u201caperto, trasparente e regolare\u201d con le chiese, le associazioni religiose e le organizzazioni filosofiche e non confessionali. Un dialogo che ha mostrato i suoi frutti, ad esempio, nell\u2019elaborazione del recente AI Act. Un\u2019altra forma di dialogo che ha portato a risultati positivi \u00e8 stata anche quella esaminata da <strong>Fabio Zucca<\/strong> (Universit\u00e0 dell\u2019Insubria) nella sua relazione dedicata al ruolo svolto dal Consiglio dei Comuni d\u2019Europa (i cui membri sono spesso divenuti uomini cardine delle istituzioni europee), fin dalla sua fondazione nel 1951, nel sostenere il progetto di integrazione europea e, in particolare, l\u2019elezione diretta del Parlamento europeo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-white-background-color has-text-color has-background\">Nella mattinata di venerd\u00ec 6 settembre ha avuto luogo una ricca sessione dedicata a \u201cCultura e media\u201d nella comunicazione dell\u2019Europa. Ad aprire la discussione, presieduta da <strong>Daniela Preda<\/strong> (Universit\u00e0 di Genova), \u00e8 stata <strong>Anne Bruch<\/strong> (Archivi storici dell\u2019Unione europea). Ricorrendo ad una nutrita documentazione raccolta nella Advertising Europe Film Collection, la sua relazione ha illustrato come diversi attori, nei primi due decenni di vita della Comunit\u00e0, siano ricorsi ai prodotti audiovisivi per promuovere il progetto di un&#8217;Europa unita. A sottolineare il grande interesse che questi prodotti rivestono nella ricostruzione della storia dell\u2019integrazione europea \u00e8 stata anche la relazione di <strong>Guido Levi<\/strong> (Universit\u00e0 di Genova). Essa si \u00e8 incentrata in particolare sugli anni Cinquanta e ha preso in considerazione non soltanto il materiale esplicitamente propagandistico prodotto dalle istituzioni comunitarie, dai governi nazionali o dai movimenti, ma anche opere di fiction contenenti messaggi a sostegno dell\u2019ideale europeo, cos\u00ec come altre in cui l\u2019integrazione europea appare piuttosto inaspettatamente. <strong>Marco Stolfo<\/strong> (Universit\u00e0 di Torino), nella sua relazione su \u201cLa radio e l\u2019Europa, l\u2019Europa alla radio, la radio per l\u2019Europa\u201d, ha ricostruito le diverse modalit\u00e0 in cui il progetto di un\u2019Europa unita \u00e8 stato diffuso attraverso l\u2019etere, partendo dalla fondazione dell\u2019Unione europea di radiodiffusione nel 1950 e passando poi per programmi quali Caff\u00e8 Europa e TGR RegionEuropa, nonch\u00e9 progetti privati svolti in collaborazione con le istituzioni dell&#8217;UE. Altri media sono stati poi presi in considerazione nella seconda parte della sessione, presieduta da <strong>Francesco Gui<\/strong> (Coordinatore Rete \u201cL\u2019Universit\u00e0 per l\u2019Europa\u201d). <strong>Etienne Deschamps<\/strong> (Archives du Parlement Europ\u00e9en, Lussemburgo) ha raccontato l\u2019esperienza di EuroparlTV, emittente televisiva sviluppata dal Parlamento europeo in vista delle elezioni politiche del 2009 per raccontare ai cittadini europei la propria attivit\u00e0, divenuta sempre pi\u00f9 incisiva, ma molto poco conosciuta. L\u2019iniziativa fu oggetto di forti dibattiti, ma fu soprattutto la scarsa efficacia del progetto (in proporzione alle risorse investite) che segn\u00f2 la fine di questo esperimento nel 2017. <strong>Giorgio Grimaldi<\/strong> (Universit\u00e0 degli Studi Link) si \u00e8 invece concentrato sulla musica, ricostruendo le diverse narrazioni sull\u2019Europa che \u00e8 possibile rintracciare nella musica popolare, ma allargando lo sguardo anche ad altri aspetti, come ad esempio la scelta di composizioni classiche come inni europei (dall\u2019Eurovisione alla UEFA) o gli investimenti dell\u2019UE a sostegno della produzione musicale. Infine, l\u2019intervento di <strong>Luca Barbaini<\/strong> (Universit\u00e0 di Genova) si \u00e8 concentrato sulla comunicazione dell\u2019Europa nella stampa, con un focus specifico sul <em>Corriere della Sera<\/em> e sui dibattiti riguardanti la Convenzione europea. Durante questi dibattiti, tra 2001 e 2003, si verific\u00f2 infatti un\u2019evoluzione importante nel racconto giornalistico, con i temi prettamente nazionali che lasciarono spazio ad un\u2019analisi pi\u00f9 approfondita delle tematiche europee.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-white-background-color has-text-color has-background\">La quinta sessione, dal titolo \u201cL\u2019Europa fra storia e memoria\u201d, anch\u2019essa divisa in due parti, si \u00e8 svolta nel pomeriggio di venerd\u00ec. A presiedere la prima parte \u00e8 stata <strong>Daniela Felisini<\/strong> (Universit\u00e0 di Roma Tor Vergata), Presidente dell\u2019AUSE. <strong>Constanze Itzel<\/strong>, Direttrice della Casa della Storia europea, ha illustrato le origini e lo sviluppo di questa istituzione museale, presentato la struttura del museo, la sua estensione virtuale sul Web e i progetti svolti, evidenziando, al tempo stesso, le difficolt\u00e0 concettuali nel definire quale Europa raccontare, e in quale modo. <strong>Leslie Nancy Hern\u00e1ndez Nova<\/strong>, coordinatrice del Programma educativo degli Archivi storici dell\u2019UE-EUI, ha illustrato le attivit\u00e0 svolte nell\u2019ambito di tale programma, pensate per coinvolgere le generazioni pi\u00f9 giovani di cittadini europei attraverso l\u2019uso degli archivi stessi, con l\u2019obiettivo di far esprimere loro il proprio senso di appartenenza all\u2019Europa, con testimonianze che diventano a loro volta archivio. Un altro progetto educativo, per i pi\u00f9 giovani ma non solo, \u00e8 quello illustrato da <strong>Alberto Baffigi<\/strong> (Banca d\u2019Italia, Roma), ossia la mostra \u201cL\u2019avventura della moneta\u201d organizzata dalla Banca d\u2019Italia tra il 2023 e il 2024 come anticipazione del futuro Museo della Moneta. Una forma di divulgazione scientifica nel cui racconto, tra storia e memoria, trova ampio spazio anche l\u2019Europa. A chiusura della prima parte, <strong>Herv\u00e9 Moritz<\/strong> (Universit\u00e9 de Strasbourg) ha ricostruito come il coccodrillo, animale scelto come simbolo dal gruppo di parlamentari europei riunitosi nel 1980, sia stato sempre pi\u00f9 utilizzato e citato, dal gruppo stesso e dalla stampa, fino a diventare un vero e proprio \u201canimale totem\u201d dei federalisti europei. La seconda parte della sessione, presieduta da <strong>Claudio Cressati<\/strong> (Universit\u00e0 di Udine), si \u00e8 aperta con la relazione di <strong>Lucio Valent <\/strong>dedicata alla figura di Margaret Thatcher e all\u2019immagine dell\u2019UE che la Lady di ferro ha veicolato nei suoi discorsi successivi al termine dell\u2019incarico come Primo ministro (1990), fino ai primi anni del Duemila. Un\u2019immagine fortemente critica dell\u2019Europa di Maastricht \u2013 troppo indirizzata, a suo dire, verso il federalismo \u2013, rispetto alla quale il Regno Unito avrebbe dovuto mantenere una posizione quanto pi\u00f9 autonoma possibile. A concludere la sessione, e la Summer School, due interventi strettamente legati tra loro dal punto di vista della tematica trattata, ossia la disinformazione. L\u2019argomento \u00e8 stato esaminato secondo un punto di vista giuridico da <strong>Maria Romana Allegri<\/strong> (Universit\u00e0 \u201cLa Sapienza\u201d di Roma), che nella sua relazione ha descritto le misure legislative adottate dalle istituzioni europee per contrastare la disinformazione, nell\u2019idea che essa non rappresenti soltanto un pericolo per la democrazia europea, ma una vera e propria questione di sicurezza internazionale, soprattutto in seguito all\u2019acuirsi del contrasto con la Russia a partire dal 2014. <strong>Lara Piccardo<\/strong> (Universit\u00e0 di Genova), invece, ha illustrato l\u2019articolato spettro degli \u201cinformation disorders\u201d, concentrandosi in particolar modo sulle <em>fake news<\/em>. Di queste ha descritto le modalit\u00e0 di diffusione sul Web e sui social media, nonch\u00e9 gli effetti: da banali equivoci, nel migliore dei casi, a una vera e propria distorsione del processo democratico.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dal 4 al 7 settembre 2024 si \u00e8 svolta presso il Collegio Emiliani a Genova Nervi la Summer School AUSE. L\u2019evento, incentrato sul tema \u201cComunicare l\u2019Europa. 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